Circolare n.5059 sull’applicazione della legge 242/2016: il parere dell’Avv. Alberto Fortino

Circolare n.5059 sull’applicazione della legge 242/2016: il parere dell’Avv. Alberto Fortino

Facciamo chiarezza sulla Circolare n.5059 del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali che vorrebbe chiarire alcuni aspetti della Legge 242/2016. Abbiamo chiesto un parere autorevole all’Avvocato Alberto Fortino dello Studio Legent.

Il 23 Maggio 2018 è stata pubblicata dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) la circolare n.5059, che titola ‘Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 Dicembre 2017 n.242’.

La legge 242 è, in sostanza, quella che ha aperto le porte all’attuale mercato delle infiorescenze di Cannabis Sativa L. commercializzata dai vari produttori come Cannabis Light, non senza polemiche per via delle larghe maglie interpretative lasciate nel testo originale.

Allo stato attuale, il mercato della Cannabis Light è reso possibile grazie ad un vuoto normativo. Il testo della legge, infatti:

  • Non vieta espressamente la vendita dei fiori di canapa
  • Introduce una soglia di tolleranza sulla quantità di THC fino allo 0,6%, che solleva il coltivatore da responsabilità penali, per via della difficoltà riscontrata negli anni a mantenere raccolti sotto i limiti imposti dall’Unione Europea in modo stabile

Allo stesso tempo, la legge 242 non indica destinazioni d’uso specifiche per l’infiorescenza di Cannabis Sativa L. che sono state commercializzate fino ad oggi come prodotto tecnico, per ricerca scientifica e/o collezionismo.

L’interpretazione fatta propria dal settore produttivo è stata, a grandi linee “Possiamo coltivare le sementi certificate UE, e vendere tutto quello che è sotto lo 0,6%”, mentre quella del settore commerciale si è fermata a “Possiamo vendere tutto quello che è sotto lo 0,6%”.

La circolare n. 5059 è stata attesa a lungo nel settore, che da tempo richiede maggiore precisione e chiarezza nella normativa, anche per difendersi da sequestri preventivi ad opera delle Forze dell’Ordine, e capire meglio quali pratiche sono ammesse, quali no. Potete consultare la circolare a questo indirizzo.

Di seguito le principali novità, che riguardano prevalentemente il settore del florovivaismo:

  • Viene ribadita l’assenza di conseguenze penali per l’agricoltore la cui coltivazione superi il limite dello 0,2% di THC, fino allo 0,6%
  • Viene consentita la riproduzione di piante di canapa esclusivamente da seme certificato
  • Non è contemplata la riproduzione per via agamica (talea) di materiale destinato alla produzione per successiva commercializzazione di prodotti da essa derivati
  • Così come l’agricoltore, anche il vivaista deve conservare il cartellino delle sementi acquistate per non meno di 12 mesi
  • La vendita delle piante è consentita senza autorizzazione
  • Le importazioni di piante di canapa da altri paesi non rientrano nell’ambito di applicazione della legge n. 242, ma devono comunque rispettare la normativa dell’Unione Europea in materia

Infine, con grande enfasi da parte del settore, si legittima la produzione di infiorescenze, citandole per la prima volta in un testo ufficiale, sostenendo che esse:

“rientrano nell’ambito […] delle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse, iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole […] e sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle Istituzioni competenti”

Abbiamo chiesto un parere sulla Circolare Ministeriale n. 5059 all’Avvocato Alberto Fortino, penalista fondatore dello Studio Legale Legent, nome noto nell’ambiente della giurisprudenza capitolina.

1. Viene finalmente suggerita una destinazione d’uso per le infiorescenze, che sono ora trattate parimenti a fiori recisi di qualsiasi tipo a scopo florovivaistico. Questa definizione altera in qualche modo la libertà degli agricoltori di produrre e/o vendere direttamente le suddette infiorescenze?

Avv. Alberto Fortino: Per rispondere al quesito, occorre preliminarmente soffermarsi sulla natura giuridica dell’atto in questione. La circolare ministeriale o circolare amministrativa, infatti, non è un atto normativo ed in quanto tale non è affatto in grado di innovare l’ordinamento giuridico (Cfr. Cass. S.U.  9 ottobre 2007, n. 23031). Trattasi, nello specifico di atti interni alla Pubblica Amministrazione diretti agli organi e uffici periferici ovvero sottordinati, e che non hanno di per sé valore normativo o provvedimentale o comunque vincolante per i soggetti estranei all’Amministrazione (Cons. Stato, sent. 6701/2000). Da questa impostazione deriva che le circolari possono avere efficacia soltanto per i dirigenti, gli impiegati e i funzionari degli uffici pubblici, e non nei confronti dei soggetti estranei all’amministrazione. IIn altre parole,  è un atto meramente interpretativo sprovvisto, peraltro, di alcuna efficacia vincolante per soggetti esterni all’organismo pubblico che li ha adottati.

Ciò detto, non essendo gli agricoltori/produttori e commercianti dipendenti della P.A., ritengo che la citata circolare non possa incidere sulla loro attività.

2. Nei diversi riferimenti alla percentuale di THC ammessa, la circolare sembra ribadire in più punti che il limite di riferimento debba considerarsi lo 0,2% concesso dall’UE, con la soglia dello 0,6% che si applica solamente in riferimento al coltivatore. Questo conferma l’orientamento della legge 242, che specifica come la soglia che va da 0,2% a 0,6% sia sempre in relazione al coltivatore, tanto che molti venditori considerano ormai sicura solo la soglia dello 0,5% di THC, indicata dalla Corte Suprema di Cassazione come limite drogante in una particolare sentenza. Può aiutarci a fare chiarezza a riguardo?

Avv. Alberto Fortino: Una volta escluso che la circolare ministeriale abbia un’efficacia vincolante analizziamo il quadro legislativo di riferimento.

Senza dilungarmi su quanto stabilito dal DPR 309/90 in materia di comportamenti sanzionabili penalmente, l’art. 4 della legge 242/16 recita: “Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di  THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed  entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che  ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge”.

Quindi, nel caso in cui il contenuto di THC superi la soglia dello 0.2%, affinchè il coltivatore sia esente da responsabilità occorre che sussistano due requisiti:

  • il contenuto del THC non superi in ogni caso lo 0.6%;
  • la coltura avvenga nel rispetto delle norme di legge.

Preciso come la norma non faccia alcun riferimento alla percentuale di THC consentita in caso di vendita delle infiorescenze salvo delegare, al successivo art. 5, al Ministero della salute l’emanazione di un decreto, volto a regolamentare la percentuale di THC, tuttavia, con esclusivo riferimento alla materia alimentare.

Siamo, dunque, in presenza di un vuoto legislativo. In assenza di un riferimento normativo di sorta, considerato che la legge 242/16 introduce un limite entro il quale è possibile coltivare la canapa, si potrebbe sostenere che anche in caso di vendita di infiorescenze la percentuale di THC consentita dovrebbe essere quella prevista da detta norma. Segnalo, tuttavia, che si tratta di una mera interpretazione estensiva di una norma nata per disciplinare il settore agricolo/produttivo e non già quello della compravendita.

3. Un’altro aspetto fondamentale riguarda la riproduzione per via agamica. In questo senso, la circolare sembra proibirne la pratica a fini commerciali, se non per vendere le talee stesse. E’ corretto?

Avv. Alberto Fortino: La legge 242 al proposito appare piuttosto povera di istruzioni. Non prevede, infatti, alcun riferimento alla materia della riproduzione per via agamica limitandosi, tuttavia, a specificare quali sono i requisiti necessari per la liceità della coltivazione.

Tra questi si richiede:

  • la certificazione delle sementa con conservazione dei relativi cartellini per un periodo non inferiore ai 12 mesi;
  • la conservazione delle relative fatture di acquisto.

La materia della riproduzione per via agamica, quindi, non appare oggetto di espressa disciplina e, pertanto, non sembrerebbe essere espressamente vietata.

In questo contesto, poi, si introduce, la circolare ministeriale secondo cui è proibita la riproduzione per via agamica di materiale destinato alla produzione per successiva commercializzazione di prodotti da essa derivati. In altre parole, stando al tenore letterale di quest’ultimo atto, non sembra possibile utilizzare talee per la vendita di prodotti da essa derivati, mentre sarebbe possibile procedere alla commercializzazione delle talee stesse.

Tuttavia, questa interpretazione trova il limite maggiore nella natura stessa dell’atto che la contiene: la circolare ministeriale è priva di efficacia vincolante per soggetti terzi rispetto alla Pubblica Amministrazione che l’ha emanata.

4. La Circolare sembra mettere un freno all’importazione di varietà non certificate da paesi extra-UE, come la Svizzera, sostenendo come anche queste varietà debbano provenire da sementi certificate UE, e siano escluse dalla soglia di tolleranza introdotta con la 242. Crede che questo avrà ripercussioni pratiche nella realtà? Se si, quali?

In ragione del carattere non vincolante della circolare ministeriale non credo che assisteremo ad alcun cambiamento con riferimento alla commercializzazione di varietà di canapa svizzere per via della della pubblicazione dell’atto in discorso.

5. Quindi, nel complesso, in che modo la Circolare Ministeriale n. 5059 influisce sulle pratiche attuali di coltivazione della Cannabis Sativa L. e come si relaziona alla legge n. 242?

In assenza di un intervento legislativo specifico non vi saranno sostanziali cambiamenti in ragione della emanazione della circolare ministeriale in commento.

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