L’Erba di Carlo Erba • Giovanni Polli, psiconauta cannabinico • 01

L’Erba di Carlo Erba • Giovanni Polli, psiconauta cannabinico • 01

In risposta alle polemiche delle scorse settimane circa il fenomeno della Cannabis Light in Italia, abbiamo deciso di rispondere partendo da una prerogativa culturale, ricordando agli attori coinvolti qualcosa sulle origini della pianta di Cannabis Sativa L. Inauguriamo quindi questa rubrica storica per risvegliare le coscienze. Qui, sotto il tag Carlo Erba, inizieremo a pubblicare delle parti, se non tutto il testo, del libro “L’erba di Carlo Erba” ad opera di Giorgio Samorini ed edito da Nautilus Edizioni per la prima volta nel 1996. Il libro, sotto gentile concessione dell’autore e dell’editore, è liberamente distribuibile e facilmente reperibile online.

“L’Erba di Carlo Erba” offre una stimolante raccolta di spunti sul modo di intendere la Cannabis Sativa L. permettendo al lettore di immergersi in un mondo dove medici e farmacisti, lontani dalla concezione odierna, sperimentano su se stessi e raccontano gli effetti delle sostanze provate. Parliamo di una scienza medica ancora agli albori, gravemente imperfetta, e forse per questo libera da pregiudizi ma, allo stesso tempo, curiosa ed attenta sia all’efficacia che agli effetti collaterali dei rimedi proposti. Non sempre a ragione.

Del libro vi riassumiamo l’introduzione, che colloca le prime importazioni di Cannabis Sativa L. alla prima metà del 1800, cioè quando Napoleone Bonaparte, successivamente alla sua Campagna d’Egitto, ritorna in Europa. Lo scambio culturale avviato con questo episodio storico porta in Europa la notizia di una pianta di Cannabis Sativa L. diversa da quella ‘nostrana’, volgarmente nota per le sue origini come canapa indiana. Ecco quindi a voi il primo capitolo, che presenta il medico italiano Giovanni Polli.

L’Erba di Carlo Erba

Le origini del rapporto della cannabis con l’Italia moderna sono squisitamente milanesi. Milano fu la sede delle prime esperienze cannabiniche e per diversi decenni l’ambiente dei medici milanesi rappresentò il principale fulcro di esperienze e di studi nei confronti di questo nuovo medicinale.

Siamo ai tempi delle guerre indipendentistiche risorgimentali, in cui la popolazione milanese è a più riprese direttamente coinvolta. Che l’ambiente medico milanese si stesse da alcuni anni interessando alla cannabis lo dimostrano le recensioni e alcuni articoli apparti negli anni ’40 sulla Gazzetta Medica di Milano, a quei tempi diretta da B. Panizza e A. Bertani, sugli Annali Universali di Medicina e sugli Annali di Chimica Applicata alla Medicina (ACAM), dei quali era allora direttore Giovanni Polli, riviste edite tutte a Milano.

Sin dal 1840, la redazione degli Annali Universali di Medicina si era preoccupata di pubblicare una recensione dello studio del medico indiano Riccardo O’Shaughnessy del 1839, facendo seguire il seguente comemnto riguardo alla canapa “nostrana”, a quei tempi largamente coltivata in Italia per le sue fibre:

Ben è vero, o almeno tutti si accordano nel dirlo, che della specie di canape fra noi coltivata, la cannabis sativa, non trasuda quel sugo in cui è riposta la virtù della canape indiana, e che la differenza di clima in cui è cresciuta, ne rende differenti le proprietà: la identità però di aspetto che hanno la nostra e quella attiva, giusta Wildenow; il sapere che anche la nostra, quando è fresca, tramanda un odore viroso, e tale, che coloro che si lasciano andare al dormire nei campi ove essa cresce, si destano con vertigini, temulenti e quasi ubbriachi; il non aver fatto prove separate colle varie parti di essa pianta; e più che tutto il non essersi ancora resa oggetto di studio; tutto ciò ne dovrebbe consigliare a tentarne le prove, e inspirare fiducia che siano riuscire a bene. (Redaz., 1840:435).

Sin da questi primissimi momenti, i medici italiani, rendendosi conto delle affinità fra la canapa indiana e quella comune (sativa), si domandano se anche quest’ultima possiede le medesime proprietà curative ed inebrianti della pianta indiana.

Il primo riferimento alla presenza della canapa indiana in Italia è datato al 1845. In una lunga recensione dello studio del medico irlandese M. Donovan, in cui venivano riportati i successi di autosperimentazioni con cannabis indica, il dottor Antonio Longhi riferiva degli insuccessi di alcune esperienze eseguite su se stesso con tintura di canape indiana:

Io però ho sperimentato sopra di me stesso la tintura fatta colla canapa in fiore, senza provarne effetti più sensibili di quelli esperimentati dall’Autore. Cominciai dal prenderne 10 gocce 3 volte al dì, poi mano mano ascesi, in dieci giorni, fino alle 200 goccie, sempre tre volte al giorno senza provarne la minima alterazione nelle normali funzioni del mio corpo. La tintura da me presa era fatta con tre quarte parti di sugo espresso dalla pianta in fiore, ed un quarto in peso di alcool puro (Longhi, 1845:647).

Nel 1846, il dottor Siro Stagnoli si era procurato a Londra una certa quantità di estratto e di tintura di canapa indiana che, stando a una lettera datata al 6 novembre e pubblicata sulla Gazzetta Medica di Milano, mise a disposizione dei medici milanesi, qualora avessero avuto l’intenzione di utilizzarle nella cura delle neuralgie (Stagnoli, 1846).

L’anno successivo, il 1847, la canapa fece sentire i suoi effetti sulle prime menti italiane, proprio presso quei medici milanesi che da alcuni anni la stavano corteggiando, seguendo attentamente la letteratura straniera che la riguardava.

Ho già citato il nome di Giovanni Polli. L’origine del rapporto dell’Italia moderna con la cannabis è indissolubilmente legato al suo nome. Egli nacque nel 1815. Nel 1837 si laureò come medico e chirurgo presso l’Università di Pavia. Svolse la professione di insegnate a Milano, presso la Scuola Tecnica (1849), in seguito presso la Scuola Reale Superiore (1851), quindi presso l’Istituto Tecnico di Santa Marta (1860). In quest’ultimo, fondò un Gabinetto di Chimica Applicata.

A quei tempi, il dottor A. Cattaneo dirigeva una rivista scientifica milanese intitolata Biblioteca di Farmacia, Chimica, Fisica, Medicina, Terapeutica, che era la continuazione, sin dal 1833, di un precedente Giornale di Farmacia, fondato nel 1824. Nel marzo del 1845, il dottor Cattaneo venne a mancare improvvisamente e a Giovanni Polli venne offerta la direzione della rivista, che a partire dal liglio del 1845 prese il nome di Annali di Chimica Applicata alla Medicina (ACAM). Polli diresse questa rivista fino a poco prima della sua morte, avvenuta nel 1880 (Strambio, 1884).

Polli fu il primo psiconauta cannabinico italiano. (ndr: la prima esperienza di Polli continua nella prossima pubblicazione)

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