L’Erba di Carlo Erba • Gli effetti dell’haschisch sono una dolcezza da paradiso • 03

L’Erba di Carlo Erba • Gli effetti dell’haschisch sono una dolcezza da paradiso • 03

Riprende dopo la pausa estiva la nostra rubrica sull’Erba di Carlo Erba, dove pubblichiamo il libro di Giorgio Samorini che racconta i primi tentativi di analisi e valutazione della Cannabis Sativa L. durante la metà del 1800. Nella precedente puntata abbiamo visto il primo esperimento con l’haschisch importato in Italia, in realtà una sostanza molto differente da quella che conosciamo oggi, ed anche di difficile reperibilità.

L’importazione di queste sostanze dall’Egitto e da altre aree mediorientali era infatti agli albori, e spesso diversi preparati arrivavano in occidente sotto lo stesso nome pur essendo diversi per consistenza, concentrazione, dosaggio e stato di conservazione.

La testimonianza di Verga che assiste agli effetti della sostanza sui tre colleghi (A, B e C) avvicina l’haschisch agli effetti di altre piante reperibili in Italia come stramonio e belladonna, testimoniando la grande confusione che vi era al tempo circa il funzionamento degli estratti naturali, e dei loro principi attivi. Allo stesso tempo, Verga nota alcune differenze, sostenendo che a suo dire questa sostanza porti non a follia o delirio, ma a quello che lui definisce mania vaga temporanea, durante la quale gli sperimentatori sono comunque coscienti della modifica del proprio comportamento, e riescono quindi in qualche modo a moderarsi.

Per tutti e tre gli sperimentatori, l’haschisch sembra essere una dolcezza da paradiso, perché sostanzialmente priva degli effetti nefasti delle altre piante o dell’alcool.

L’hashish sembra essere una dolcezza da paradiso

Verga prosegue l’esposizione con una discussione sui paragoni degli effetti dell’hashish con quelle di altre sostanze, e ne fa un’analogia con lo stramonio e la belladonna, solanacee psicoattive (allucinogene) che contengono atropina, mostrando proprio con ciò la difficoltà di classificazione degli effetti delle diverse droghe, così caratteristiche di quei primissimi momenti della psicofarmacologia italiana.

Per fare un po’ d’ordine in questo campo della ricerca, si dovranno attendere gli anni ’70 del secolo scorso, con il lavoro pionieristico di Paolo Mantegazza (ndr. di seguito il racconto di Verga):

Se tu mi domandi ora quale delle sostanze conosciute in medicina si possa paragonar l’haschisch, ti dirò di non saper nulla. Se rifletto che B lo trovò affatto diverso dall’oppio e che la di lui fisionomia e quella dei suoi compagni non era la fisionomia degli ubbriachi e che in nessuno di loro la lingua e le gambe e la coscienza diedero alcun segno di quell’indebolimento tanto comune agli avvinazzati, sarei tratto dall’altalena del dualismo farmaceutico a concedere all’haschisch un’azione analoga a quella dello stramonio e della belladonna.

Così si spiegherebbe come gli Arabi accrescano l’azione dell’haschisch con larghe bevute di caffè e come in questa cena, nella quale si diede preferenza al vino, abbia spiegato poca attività: si verrebbe eziando a spiegare il senso di peso allo stomaco, la mollezza dei polsi, la dilatazione della pupilla, il sonno ritardato e leggiero, la consecutiva prostrazione di forze, ecc. ecc.

B è tanto persuaso della virtù controstimolante dell’haschisch, che ha già pensato a farne venire una nuova dose per esperimenti, che la confermeranno. Ma intanto a questa nostra idea si opporrebbe il fatto di C, il quale dopo aver fumato un sigaro sentì cadere, per così dire, i trampoli che l’haschisch aveva prestati alla sua mente ed al suo corpo, e tornò in un attimo l’uomo di prima; cosicchè il tabacco che si ritiene un controstimolo, come lo stramonio e la belladonna, sarebbe per lui in perfetto antagonismo all’haschisch, il vero antidoto del delirio da esso cagionato. Avvi di più.

Lo stramonio e la belladonna producono il delirio in un modo sgarbato e sono così infensi all’organismo che vennero annoverati tra le sostanze virose o tra i veleni. A detta invece dei nostri tre esperimentatori gli effetti dell’haschisch sono una dolcezza da paradiso, per cui durante i medesimi uno di loro gridava di voler far venire così beatifica sostanza a tonnellate.

L’haschisch pertanto vorrebbe essere collocato in una nicchia particolare al di sopra di tutte le sostanze inebbrianti. Per altro alcuni incomodi risentiti da’ miei tre amici non mi permettono di approvare intieramente le laudi che ne ha cantate Moreau di Tours. Secondo lui non solo la presa dell’haschisch è senza inconvenienti, ma trasporta in un mondo di felicità ineffabile, e non lascia alcuna molestia nè stanchezza. Questo panegirico riceve una mentita da quel senso di peso e di vellicamento allo stomaco, onde tutti furono un po’ disturbati al principio, da quella cefalea che afflisse A per tutto il giorno successivo e da quella spossatezza alla quale B fu costretto di riparare con un punch. Clot-Bey, che molto prima di Moreau attribuì gli stessi vantaggi all’haschisch, confessa però che, al paro di tutte le sostanze che eccitano fortemente il sistema nervoso, esso finisce coll’istupidire chi sovente gli dimanda l’ebbrezza (Verga, 1847:263-4).

Il mal di capo e la sensazione di stomaco disturbato che afflissero i tre sperimentatori il giorno seguente potrebbero essere stati causati dalla mescolanza degli effetti del vino con quelli dell’hashish, ma, nuovamente, né Verga né gli altri medici milanesi possedevano a quei tempi il bagaglio di esperienze adatto per poter distinguere cause e concause nelle esperienze con composti psicoattivi, e tanto meno con miscelazioni di questi.

Verga conclude con un’altra analogia, ovvero quella con certe forme di follia, e si ripromette di voler tentare anch’egli l’esperienza cannabinica, con lo scopo di entrar meglio nei misteri della vera e stabile pazzia:

Quanto all’altra idea di Moreau, che riguarda il delirio dell’haschisch come identico alla follia e tale da dar l’esperienza della follia a chi lo prese una volta, non oserei rigettarla per il dubbio che l’haschisch adoperato dai nostri tre esperimentatori o non fosse di perfetta qualità o in dose insufficiente; nè d’altra parte vorrei ammetterla, perchè non l’ho verificata. Essi non passarono dalla gioja e dall’esaltamento alle idee erronee, allo sviluppo del senso dell’udito, alle convinzioni deliranti, alla lesione delle facoltà affettive, e finalmente alle allucinazioni, le quali fasi diverse dell’azione dell’haschisch si riproducono, secondo Moreau, in tutti coloro che lo prendono, qualunque sia la costituzione individuale dei medesimi.

Io vidi nei miei colleghi l’esaltamento e le idee rapide e turbinose e la loquacità dei maniaci, ma non mi accorsi di idee erronee, di convinzioni deliranti, di allucinazioni. Ammirai la loro beatitudine, cui nessuna osservazione e nessun accidente poteva turbare, ma non mi accorsi di alcuna di quelle lesioni degli istinti e della volontà che tanto frequentemente complicano la pazzia. Quello di che durante e dopo l’esperimento fecero solenne testimonianza A e C, è la proprietà di raddoppiare il nostro io e di farci consci di delirare. L’uomo agitato da forte passione, l’ubbriaco, il febbricitante, tutti hanno più o meno la coscienza dell’esercizio disordinato delle loro facoltà mentali, ma l’uomo in preda all’haschisch sente più chiaro lo scompiglio delle proprie idee, la soverchianza delle proprie parole e se ne rende conto, e di tratto in tratto può mettere un po’ di ordine a quelle, un po’ di freno a queste.

Identico fenomeno si osserva nella mania vaga, specialmente sul principio e sul declinare della medesima. Il maniaco si scusa spesso delle stravaganze che dice o commette, coll’esclamare che è pazzo, che lo fanno impazzire, che l’han fatto diventar pazzo. Quando è guarito capisce che egli era violentato da un’altro sé stesso, e può sovente raccontare per filo e per segno tutto quello che gli è capitato. Ma la follia artificiale dell’haschisch, oltrecchè è passeggera e senza pericolo, è più serena e quindi più istruttiva, perchè ci permette di seguir l’io che delira in tutti i suoi avvolgimenti. Sotto questo rapporto l’haschisch è un prezioso acquisto per il medico, non meno che per il farmacologo; e se è vero che chi sostenne una malattia è in grado di conoscerla e di curarla meglio degli altri, puoi ben immaginare che io non lascerò scappare l’occasione di procacciarmi con una mania provvisoria la chiave per entrar meglio nei misteri della vera e stabile pazzia (Verga, 1847:263-4).

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