2020 da buttare? Non del tutto: è record per la ricerca sulla Cannabis!

2020 da buttare? Non del tutto: è record per la ricerca sulla Cannabis!

Il 2020 sembra essere stato un anno terribile per il coronavirus. La pandemia globale dovuta a COVID-19 ha scardinato molti equilibri, costringendo i governi di tutto il mondo a correre ai ripari, con danni all’economia ed alla società che si potranno riparare solo nei prossimi anni una volta che la maggioranza della popolazione verrà vaccinata.

Ormai non si parla d’altro: le notizie al telegiornare da 12 mesi a questa parte parlano solamente di COVID-19, alla radio parlano solo di COVID-19, le e-news riguardano COVID-19. In Italia, solamente lo strappo al governo a responsabilità Matteo Renzi è riuscito a spostare l’attenzione su un altro problema, ma sempre e solo in funzione della pandemia. E come dar torto a questa situazione, vista la portata distruttiva di questa pandemia?

Consoliamoci con le notizie sulla Cannabis (non solo Light)

Cannabis Light, Cannabis Medica, Cannabis Terapeutica, legale o ricreativa che dir si voglia. Noi ci occupiamo di quello e per lo scorso anno, il famigerato 2020, non possiamo del tutto lamentarci. L’anno infatti è stato pieno di buone notizie a livello globale, dall’America all’Europa all’Africa: ovunque. Oltre alle incredibili novità scientifiche sulla scoperta di nuovi cannabinoidi ad opera italiana, parliamo di THCP e CBDP, il 4 novembre in America ben 4 stati si sono espressi per la legalizzazione totale della Cannabis Sativa L. il che rappresenta una grande vittoria antiproibizionista, visto che mancano pochissimi stati all’unità federale!

Cannabis e scienza: l’anno dei record!

Ma è di cannabinoidi e scienza che vogliamo parlare in questo articolo. Un refrain proibizionista fra i più rilevanti (e falsi, come quello della droga di passaggio che è stato più volte smentito, anche da chi l’ha per la prima volta inventato) sostiene infatti che non ci siano abbastanza studi sulla pericolosità (presunta) dei maggiori cannabinoidi presenti nella pianta.

Beh, nel 2020 ormai questa falsità potrebbe anche smetter di circolare: guardate il grafico qui sotto.

Cannabis nel 2020: numero degli studi
Numero di studi sulla cannabis dal 1970 al 2020 per anno

Il grafico qui sopra è stato realizzato da norml.org associazione che proprio dal 1970 promuove un uso consapevole e legalizzato della Cannabis Sativa L. ed utilizza i dati di Pubmed (dove è facile replicare lo stesso grafico con una banale ricerca).

In totale, troviamo quindi circa 35.000 studi su cannabis, cannabinoidi e marijuana (che noi lo sappiamo, sono sempre la stessa pianta).

A titolo di confronto, sempre su Pubmed, ecco il numero di studi per alcune parole chiave interessanti:

  • Alcohol: 1.074.854
  • Tobacco: 136.568
  • Marijuana: 35.321
  • Paracetamol (paracetamolo): 29.601
  • Acetylsalicylic Acid (aspirina): 10.553
  • Sertralina (Zoloft): 5.353
  • Alprazolam (Xanax): 2.734

Adesso chiaramente ci sono molte più ricerche scientifiche condotte per alcohol e tabacco, ma come si vede dall’elenco sia molecole piuttosto comuni (paracetamolo e aspirina) che i principali psicofarmaci (Zoloft e Xanax) contano un numero di studi molto più basso!

Senza contare poi che la maggioranza degli studi sulla cannabis è stata effettuata dal 2010 in poi.

Studi sulla cannabis: perché questo ritardo?

La cannabis, si sà, è una piccola fabbrica di molecole utilissime. Può essere utilizzata per realizzare qualsiasi cosa ed è naturalmente in relazione con il nostro organismo, tanto che produciamo noi stessi dei cannabinoidi (detti endocannabinoidi) cioè delle molecole del tutto simili a quelle presenti nella pianta di cannabis: a utilizzare queste molecole è il sistema endocannabinoide, ovvero una rete di recettori specifici distribuita in tutto il corpo.

Vista la situazione, sarebbe stato normale studiare questa pianta prima del 1970, non credete? Ed invece no.

Perché? Per colpa dei proibizionisti.

Nel 1944 infatti il sindaco di New York Fiorello La Guardia fece commissionare uno studio sulla pericolosità della cannabis, che già allora evidenziò come la cannabis non scatenasse alcuna violenza (si, questa era un’altra bugia del proibizionismo) ed inoltre potesse aiutare le persone dipendenti da altre sostanze a smettere.

A far circolare queste voci era stato negli anni precedenti il Federal Bureau of Narcotics. Proprio l’FBN, dopo il rapporto La Guardia, fece arrestare il sindaco e bloccare ogni studio sulla cannabis a livello federale. Fu necessario attendere il 1972 perché gli stessi organi istituzionali ammettessero che le affermazioni su violenza, droga di passaggio e quant’altro fosserò falsità palesemente inventate.

Complotto e cospirazione? No. Semplice storia: lo riporta anche Wikipedia al link che abbiamo messo poco più in alto.

Perciò, scienziati di tutto il mondo, datevi da fare. Ci sono cinquant’anni di danni del proibizionismo da recuperare!

 

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