Cannabis medica: i centri in Italia e nel Regno Unito

Cannabis medica: i centri in Italia e nel Regno Unito

La cannabis medica (o terapeutica) è stata testata come trattamento efficace contro disturbi solitamente resistenti ai farmaci e, come già sappiamo, di recente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha tolto la cannabis dalle sostante dannose grazie alla sua evidente efficacia nel trattare alcune malattie. Per questo negli ultimi anni, il CBD e THC, che si trovano all’interno di tale sostanza, sono state al centro di numerosi studi scientifici e diversi Paesi hanno iniziato ad approvare leggi a favore della sostanza.

Tra i Paesi impegnati costantemente nella diffusione della cannabis terapeutica ci sono Italia e Regno Unito. Come sappiamo, non c’è una legge europea sulla marijuana medica, e quindi ogni Stato membro regola la diffusione per uso terapeutico. Inoltre, la sua produzione segue percorsi rigidi, identici a quelli utilizzati per i farmaci, regolamentati da 50 autorità poste in 31 Paesi, garantendo qualità ed efficacia del prodotto.

In Italia, le prescrizioni mediche a base di cannabis sono possibili dal 2006 e dal 2015 è stata avviata la regolamentazione e la produzione nazionale. Il percorso di coltivazione e produzione segue regole molto rigide, dettate dalle normative europee perchè intesi per uso medico. In Italia, quindi, l’uso di cannabis terapeutica è legale, può essere prescritta dal medico di base, che dovrà indicare le quantità e le modalità di assunzione.

Cannabis Medica in Italia: un problema di produzione

Allora il problema dove lo troviamo? Nella disponibilità del prodotto. Non si riesce a coprire il fabbisogno dei pazienti, perché la produzione della sostanza viene garantita solamente entro una determinata quantità. Così un prodotto usato come trattamento medico contro alcuni disturbi non risulta essere perennemente disponibile, nonostante l’aumento dei quantitativi di cannabis medica importata e gli stanziamenti allo stabilimento produttivo militare di Firenze.

Nel Regno Unito, invece, la legislazione risale al 2018. Il servizio sanitario nazionale inglese (NHS)  sottolinea che la cannabis terapeutica può essere prescritta solo a persone con rigità muscolare causata dalla sclerosi multipla, pazienti con effetti collaterali della chemioterapia e bambini con gravi forme di epilessia refrattaria. La prescrizione non può essere fatta da un medico di base, come in Italia. Solo ospedalieri specializzati possono prescriverla. A  causa della mancanza di disponibilità e delle poche concessioni da parte del NHS, molti pazienti inglesi si rivolgono al mercato illegale, per reperire la sostanza.

I migliori centri d’Europa

I centri europei migliori sono quindi in questi due paesi. Primi nel loro genere, si occupano di medicina integrata, permettendo ai pazienti l’accesso alla cannabis terapeutica.

Clinn è un centro di Milano dove la medicina tradizione si unisce alle proprietà della cannabis. Un team di medici specializzati lavora in diverse aree, per fornire al paziente un percorso completo e personalizzato, focalizzandosi sui suoi bisogni.

“L’obiettivo è di guidare e supportare il paziente e la sua famiglia in modo individuale e personalizzato, attraverso il percorso di cura più vicino alle sue esigenze”.

Come sapppiamo la cannabis può essere usata nel trattamento del dolore cronico, delle malattie oncologiche, della spasticità derivata dalla sclerosi multipla, delle malattie neurologiche e degli effetti di chemio e radioterapia. Oltre ai trattamenti integrati con la marijuana medicinale, Clinn offre anche una serie di servizi paralleli quali consulenze o supporto psicologico.

Sapphire Medical Clinic, centro in UK, assicura la qualità e l’efficacia delle cure fornite ai pazienti. Offrire ai pazienti l’accesso alla cannabis medica per tutte le condizioni riconosciute. Ha inoltre istituito il primo registro nazionale dei pazienti del Regno Unito che usufruiscono di prodotti a base di cannabis. Il centro dà la possibilità di intraprendere un percorso di trattamento completo, basato sulla medicina integrata.

Nonostante le contraddizioni, Italia e Regno Unito rimangono paesi da cui prendere spunto per evolversi in questo settore che beneficia moltissimi pazienti con diverse patologie; con l’Italia che ha fatto timidi passi in avanti anche con la legge 242/2016, responabile – con pregi e difetti – del fenomeno della cosidetta Cannabis Light che noi di Cannapa produciamo con orgoglio proprio dal 2016.

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