Gli ultimi 3 studi sulla cannabis sativa a Luglio 2021

Gli ultimi 3 studi sulla cannabis sativa a Luglio 2021

Non ci sono abbastanza studi sulla cannabis per poterla legalizzare consapevoli degli effetti sul lungo termine. Questa è l’ultima scusa proibizionista, dopo che i luoghi comuni diffusi a tavolino negli anni 40 sono stati smentiti dagli stessi proibizionisti (lo dice Wikipedia, non noi). Tralasciando che la ragione per cui non ci sono molti studi di lungo periodo è il proibizionismo stesso, ovviamente: se una sostanza è illegale, è problematico studiarla.

Ed ecco scoperto il perché negli ultimi 10 anni gli studi sulla cannabis sono aumentati in maniera esponenziale.

Proprio per questa ragione, abbiamo deciso che periodicamente riporteremo in queste pagine un elenco degli ultimi 3 studi significativi presenti su Pubmed, riportando brevemente le caratteristiche, la validità ed i risultati dello studio.

Pronti a scoprire gli ultimi 3 studi sulla cannabis del 2021? Via!

L’insorgenza di problematiche biopsicosociali in età adulta non è necessariamente da imputare alla cannabis

Lo studio dal titolo completo “Le differenze nelle caratteristiche biopsicomotorie in giovani e adulti associate all’uso regolare di cannabis con e senza disturbo da uso di cannabis” prende in considerazione un campione di 402 casi e vuole verificare se ci sia una conseguenza diretta fra l’insorgenza di problematiche biopsicomotorie (vedi il modello biopsicomotorio su Wikipedia) fra l’esperienza dei soggetti in età infantile, medio-infantile e adolescenziale o post-adolescenziale.

Che significa?

In sostanza si cerca di stabilire se alcune problematiche legate allo sviluppo della persona siano dipede dall’uso di cannabis, oppure da fattori di rischio precedenti. Il campione di 402 persone preso in considerazione è stato selezionato prendendo in considerazione persone a rischio dipendenza.

Le conclusioni

Anche se chi usa cannabis sembra avere – nel contesto dello studio – statisticamente più problemi di salute, problemi psicologici e contesti familiari di maggiore rischio, la valutazione finale sostiene come l’alterazione dello sviluppo biopsicomotorio in età adulta non possa essere collegata esclusivamente all’uso di cannabis, quanto piuttosto alla presenza di pre-condizioni di rischio vissute dai soggetti in età infatile. Alcuni fattori di rischio identificati in età infantile (dal 3° anno di età) sembrano infatti differenziare i pattern d’uso e abuso della sostanza in età adulta.

Chi ha realizzato lo studio: Lo studio è stato realizzato da psicologi, psichiatri ed esperti di dipendenze dell’Università di Washington, dell’Iowa State University e dell’University of Michigan. La pubblicazione online è del 26 Giugno 2021 e sarà incluso nella rivista Drug and Alcohol Dependance di Settembre 2021.

Il Delta9-THC promuove la remielinazione delle cellule nervose

Lo studio dal titolo “Il D9-THC promuove la remielinazione funzionale nel cervello dei topi” cerca di valutare la capacità del THC di remielinazione delle cellule nervose. La mielina è una sostanza protettiva che avvolge le cellule nervose e quando danneggiata oppure insufficiente, i segnali nervosi rallentano di velocità e perdono affidabilità, causando patologie come la Sclerosi Multipla.

Che significa?

L’obiettivo dello studio è quello di valutare se il THC è in grado di interrompere il processo di degradazione della mielina, che occorre per cause non sempre chiare, fino a permettere anche il recupero funzionale delle capacità motorie e cerebrali dell’individuo. Gli individui, in questo caso, sono dei topi appartenenti ad una linea genetica specifica, ai quali è stata indotta una demielinazione delle cellule nervose (usando delle tossine). E’ stato poi somministrato THC, quindi raccolti i dati.

Le conclusioni

Lo studio conclude riportando risultati incoraggianti: il THC ha migliorato la rigenerazione degli oligodendrociti, la mielinazione della materia bianca fino anche a stimolare il recupero della funzione motoria nei topi trattati. Altri miglioramenti rispetto al controllo hanno rivelato una remielinazione degli assoni, ma questo è stato misurato solo su colture cellulari, non sugli animali vivi. Nel complesso, gli autori valutano il THC come una molecola promettente per la ricerca di nuovi trattamenti che possano stimolare la remielinazione del sistema nervoso centrale, rallentando potenzialmente l’avanzamento di patologie terribili come la sclerosi multipla.

Chi ha realizzato lo studio: Lo studio è stato realizzato da ricercatori di diversi istituti sanitari, fra cui il IUIN di Madrid, il centro di malattie neurodegenerative (dempre a Madrid), il dipartimento di Neuroscienze dell’Università dei Paesi Baschi e altre realtà spagnole. La pubblicazione online risale al 3 Luglio 2021 ed è stato stampato sul British Journal of Pharmacology. Potete leggere l’abstract cliccando qui.

Cannabis come exit-drug per uscire dall’alcolismo

Lo studio dal titolo “<Se fosse possibile prenderla ogni ora al posto dell’alcool, prenderei la cannabis>: il bisogno e la validità dell’uso della cannabis come sostituto dell’alcool nei programmi canadesi di gestione dell’alcolismo” valuta la possibilità di ridurre il problema dell’alcolismo utilizzando la cannabis come exit drug.

Che significa?

Le dipendenza sono una delle piaghe della società moderna. Spesso però la parola dipendenza si associa alle droghe illegali, quando in realtà sono milioni le persone nel mondo a soffrire la dipendenza da alcool, ovvero l’alcolismo. Una dipendenza orribile dalle conseguenze gravi, per sé e per la famiglia ed i conoscenti del dipendente, che passa spesso in sordina in nome della “guerra alla droga”.  Questo studio canadese valuta le possibili strategie e conseguenze che il principio della “riduzione del danno” potrebbe portare a diversi gruppi di alcolisti.

Le conclusioni

I risultati sono incoraggianti, perché i gruppi coinvolti del Managed Alcohol Programs canadese hanno risposto positivamente all’iniziativa. Sono state identificate delle criticità nell’implementazione del programma, come l’esigenza di nuovo supporto psicologico, formazione all’uso e all’educazione, oltre alle problematiche relative al reperimento di cannabis affidabile.

Chi ha realizzato lo studio: Lo studio è stato realizzato da diverse realtà canadesi impegnate nel contrasto alle dipendenze, includendo ricercatori in centri, università e ministeri. E’ stato pubblicato online il 23 Giugno 2021 sulla rivista Harm Reduction Journal. L’articolo completo è disponibile a questo link.

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